lunedì 16 luglio 2018

Lo spoils system è il grimaldello che porterà al cambiamento

Il problema maggiore che ha questo governo è l’ostruzionismo costante e mirato delle diverse amministrazioni. 
La soluzione c’è e si chiama spoils system.

"Il meccanismo dello spoils system proviene dagli Stati Uniti" e consiste nell'affidamento di cariche pubbliche a persone indicate dai partiti o dalle coalizioni usciti vittoriosi alle elezioni.
È un meccanismo presente anche in Italia ma “zoppo” perché come espresso dalla Corte di cassazione con la sentenza 2510 del 31 gennaio 2017è legittimo solo in relazione agli incarichi dirigenziali apicali che non attengano a una semplice attività di gestione.
La sentenza bolla come incostituzionali (però i governi di sinistra ne hanno usufruito eccome e ad un anno da nuove elezioni si scopre l’incostituzionalità - ma queste sono illazioni ovviamente) norme che dispongono la cessazione anticipata degli incarichi «dovuta a cause estranee alle vicende del rapporto d’ufficio, sottratta a qualsiasi valutazione dei risultati conseguiti, qualora tali meccanismi siano riferiti a titolari di incarichi dirigenziali che comportino l’esercizio di funzioni amministrative attuative degli indirizzi politici».
La decadenza automatica degli incarichi può valere solo per i vertici apicali perché, secondo la Consulta, occorre rispettare la necessità «per l’organo di vertice di assicurare, intuitu personae, una migliore fluidità e correttezza di rapporti con diretti collaboratori quali sono i dirigenti apicali e ovviamente il personale di staff, funzionali allo stesso miglior andamento dell’attività amministrativa». Sostanzialmente vengono garantiti i generali ma a partire dai colonnelli in giù rimane la vecchia nomenclatura, ovvero si garantiscono i generali ma non gli eserciti.
Bene ha detto il vice premier Luigi Di Maio: “Cambierò i vertici dei miei ministeri. È giusto che ci sia lo spoil system perché dopo 5anni si creano delle incrostazioni. Magari qualcuno in qualche casella del ministero resterà ma il cambiamento parte anche dalla macchina burocratica” ma temo che il cambiamento dovrebbe essere ben più radicale per poter correre come il Paese richiede.
C’è il rischio effettivamente che la richiesta di cambiamento che emerge prepotentemente dall’elettorato nelle società contemporanee e italiana in particolare, obbligando le Istituzioni a fare uno sforzo di continuità, porti continuamente il Paese all’anno zero ma questo non dipende dal cambiamento ma dal fatto che la sinistra italiana è una sinistra anomala, ben diversa dalle altre europee, che non persegue gli interessi nazionali né difende gli interessi del popolo italiano, tant’è che altrove questo rischio non c’è! Ed è altresì evidente che fintanto ci sarà questo vulnus il centro destra non potrà che smantellare ciò che ha fatto questa “sinistra” e viceversa.
Immagine correlataNon è forse un caso che, prevedendo il terremoto politico, la Corte di Cassazione con la sentenza di cui sopra si sia mossa in senso restrittivo e che “addetti ai lavori” come il dott. Mario Morcellini, Commissario dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) e Consigliere alla Comunicazione di Sapienza, senta oggi la necessità di riconsiderare criticamente l’esperienza dello spoils system ed altri come l’esimio professor Sabino Cassese, da tempo sceso di fatto in campo.
Una pratica che è andata via via ridimensionata negli USA ma che io credo, per i motivi di cui sopra, debba essere applicata nella forma draconiana originaria e fintanto che non avremo una sinistra, che io intravedo nel M5S, normale europea capace di guardare alla nazione e alla difesa dei suoi interessi come qualcosa di normale, scontato, ovvio.

Spero che il governo non caschi nelle loro provocazioni e che anzi si adoperi per apportare quelle modifiche legislative necessarie ad allargare questo meccanismo nella misura in cui gli è consono per operare al meglio! Ne hanno i numeri in Parlamento, il gradimento nel Paese e l'appoggio, in una sola parola: la forza. Lo facciano! 

giovedì 27 ottobre 2016

Il Circolo Nuove Frontiere

Il Circolo Nuove Frontiere nato da un’idea di Gabriele Felice, Gianpiero Covelli e Francesco Da Riva Grechi, è una costola di Nuove Frontiere onlus.

Nuove Frontiere onlus nasceva nell’agosto del 2006 con la consapevolezza di avere qualcosa da dire e da proporre che sentivamo e sentiamo giuste e urgenti.

Assistevamo ormai da tempo ad una costante e crescente involuzione a tutti i livelli: sociale, economico, politico. Trend che è andato via via aumentando e a farne le spese, come sempre nella storia, sono state in primis le fasce della popolazione più deboli e disagiate: minori, donne, immigrati. Ma ormai riguarda la popolazione italiana nel suo complesso.

Certi come eravamo che tali disagi non erano figli del caso ma di un cattivo sviluppo ed ordine economico internazionale, ritenevamo e riteniamo doveroso dare il nostro apporto al fine di contrastarli.

Dieci anni fa eravamo ancora in tempo, oggi è troppo tardi ma più aspettiamo e maggiore sarà la deflagrazione.

Tante sono state le proposte ed i progetti presentati che non hanno avuto, come Cassan- dra, risposta: dalla riforma delle adozioni nazionali, alle politiche attive per l’integrazione (mai avremmo pensato che un qualsiasi governo avrebbe permesso un afflusso di queste dimensioni), dall’applicazione della 194 in difesa della libertà di scelta della donna (manca- no dal 1979 ad oggi 6 milioni di nascite, salvo poi lamentarci del calo demografico) ad una campagna in favore dei diritti delle donne immigrate quale acceleratore del processo di integrazione, dall’auspicio di moduli abitativi ad alveare al fine di evitare e scardinare la creazione di quartieri etnici alla lotta all’evasione scolastica ecc…

Il problema dell’integrazione, della difesa delle donne e dei minori, è la prima sfida che il nostro Paese deve affrontare. Un’impresa forte per tempi “forti”.

L’integrazione e la pacifica convivenza fra genti di diverse etnie e religioni è possibile laddove c’è uno Stato laico e democratico e soprattutto autorevole, in grado se necessario di imporre regole condivise. Invece come sempre è forte con i deboli e debole con i forti ed in questo caso, può sembrare assurdo, deboli sono gli italiani.

Gli indirizzi non dati, le decisioni non prese, quelle prese scellerate scardineranno la convivenza civile e come non ci siamo sbagliati nel 2006 probabilmente non ci sbagliamo oggi nel 2016. Queste considerazioni ci hanno indotto (Gabriele Felice e Gianpiero Covelli) a costituire un Circolo con finalità politiche, Nuove Frontiere, aderente ad Azione Nazionale.

Sua mission è portare avanti gli obiettivi che erano propri della onlus ed inserirli nel programma di un nuovo centro destra (più destra che centro) e costituire un “think tank” capace di fare sintesi fra le diverse anime e sensibilità che ne costituiscono la galassia.

Le sfide di questi tempi sono molteplici ed epocali:

da quella di conciliare democrazia e diritti da una parte e sicurezza dall’altra, almeno fino a quando il virulento contrasto nord sud del pianeta non scemerà di tono, al come affrontare l’esodo biblico da sud verso nord facendo conciliare solidarietà e umanità da una parte e identità e sopravvivenza (economica e sociale) del nostro Paese;
La scuola, diversa per credo e “mission” ma uguale nel rispetto dei valori della co- stituzione e della laicità dello Stato, nel processo di integrazione assume un ruolo nevralgico e decisivo. Riteniamo che la battaglia all’evasione scolastica, soprattutto da parte di minori extra comunitari e residenti nelle regioni meridionali, sia la chiave di volta per avere non solo un futuro, ma già un presente migliore in grado di riapri- re gli animi alla speranza di un domani diverso;
Anche le donne rischiano nei fatti di vedere compromessi diritti che tanto faticosa- mente hanno ottenuto nel corso degli ultimi decenni. Ne sono sintomi: gli ultimi casi di omicidio, gli episodi sempre più frequenti di violenza sessuale, il dilagare della prostituzione (molte sono minorenni extra comunitarie), il ritorno all’infausta pratica dell’aborto clandestino (anche qui fra le donne extra comunitarie) e non da ultimo la scarsa presenza femminile in politica così come nei quadri dirigenti “tout court”.

Parlare di solidarietà, Europa, rapporti nord sud, ambiente e non avere a cuore e prendere in considerazione gli interessi nazionali è una contraddizione in termini perché inevitabilmente si andranno a scontrare ed è infatti quello a cui stiamo assistendo.

A fronte di tutte queste considerazioni appare evidente la nostra contrarietà al referendum proposto dal governo Renzi: come chiederci di rinforzare un governo che va nella direzione esattamente opposta a quella che noi da sempre auspichiamo e che, a nostro avviso, ci porta dritti dritti verso il burrone? 


Lo stesso giudice Ferdinando Imposimato, confortato dai non pochi scandali che accompagnano la storia di questo governo, parla di come il combinato disposto riforma costituzionale ed elettorale (Italicum) conferisca il potere ad uno solo, il presidente del consiglio, e la definisce “manovra eversiva” e denuncia come “tutte le leggi fatte dal governo Renzi in questi due anni sono leggi che non sono mai andate nell’interesse dei cittadini e del bene comune”.

Affermazioni pesantissime che ci sentiamo di condividere. Se a questo aggiungiamo che le impostazioni di fondo, in Europa come per l’immigrazione, nella politica economica come in quella estera, ecco spiegato il nostro NO a questo referendum senza se e senza ma.

Gabriele Felice e Gianpiero Covelli puntano a questo rassemblement di un nuovo centro destra composto da una nuova classe dirigente che ha nella difesa e perseguimento degli interessi nazionali la propria stella polare.

La solidarietà non deve essere un momentaneo stato emozionale, ma la determinazione ferma e costante di impegnarsi per il bene comune, per questo vi chiediamo di appoggiare e sostenere Nuove Frontiere, la sua mission.

La pace e la concordia, proprio come un fiume, fanno da sempre lo stesso tragitto: nascono nel cuore, attraversano la mente e sfociano in parole e azioni.


Gabriele Felice

venerdì 14 ottobre 2016

No al referendum Renzi-Boschi: le ragioni di lungo periodo, per un cambiamento vero.

Questo governo non ha alcuna legittimazione popolare ma si fonda su una maggioranza parlamentare eletta sulla base di una legge dichiarata incostituzionale dalla consulta. Il Premier Renzi e la sua ministra Boschi non hanno ricevuto un’investitura con libere elezioni e lo stesso prima di loro era successo con Enrico Letta e, ancora più clamorosamente, con Mario Monti.
La riforma è stata approvata dal parlamento con dei passaggi molto discutibili e sostanzialmente senza alcuna discussione.
Il 4 dicembre ci troveremo di fronte ad un voto: Renzi Sì/Renzi No, ma è solo questo?
L’alternativa è tra un metodo e un altro: tra un sistema in cui il popolo sovrano si sceglie chi lo governa, attraverso le elezioni e, una volta votato, anche chi la pensa diversamente si lascia governare, e un sistema in cui chi governa gli italiani viene scelto a Berlino, dai poteri forti europei, o a Parigi, da chi muove guerra all’economia italiana, con la complicità della sinistra.
Il nostro No, non è il no della minoranza PD o di Beppe Grillo, o di Zagrebelsky, che è un no di conservazione, di nostalgia per le concertazioni della prima repubblica o per la costituzione da vetrina, com’era stata pensata dai costituenti.
Il No della destra è il No all’Europa che sottrae sovranità agli italiani e c’impone i leader graditi a tutti tranne che al nostro popolo.
Il No della destra è il No all’Italia delle segreterie dei partiti, o meglio di un partito, e dei suoi leader, che riformano sfasciando perché pensano solo al loro potere e non hanno valori.
Il nostro No è un No che vuole cambiare di più e meglio perché le riforme siano un passo nella direzione di adeguare la struttura istituzionale dell’Italia ad un mondo globalizzato e di contrastare forze economiche oscure e potenti.
Guardiamo invece tre norme di questa riforma costituzionale e vediamo perché il nostro No è la salvezza del nostro futuro e la premessa per un vero e utile cambiamento.
Sono quelle che modificano altrettanti articoli cruciali della nostra costituzione: 70, 80 e 117.
In breve: con il primo si passerebbe, se scelleratamente vincesse il sì, da 9 parole a migliaia e, aprendo la sezione dedicata alla formazione delle leggi, si illustrerebbe con particolare chiarezza la “capacità di semplificazione” di questo governo nella materia chiave della riforma che è appunto il procedimento di formazione della legislazione nazionale.
L’oggetto della riforma prevede il passaggio dal bicameralismo perfetto al bicameralismo (molto) imperfetto, con il Senato che anziché essere eletto sarebbe composto da sindaci e consiglieri comunali nominati dalla segreteria del partito che vince le elezioni, o la tombola a Bruxelles, come nel caso dei nostri ultimi tre governi.
L’unica novità sostanziale sarebbe l’immunità per questi signori, che oggi ne sono privi!
Per quanto riguarda le competenze di questo Senato veniamo alla seconda norma, quella che modifica l’art. 80 della costituzione.
Premesso che tutta la materia dei rapporti internazionali nonché, ex art. 78, la deliberazione dello stato di guerra, sarebbero attribuiti alla Camera dei Deputati e dunque ad un assemblea eletta, in cui rimarrebbe comunque, almeno in teoria, la possibilità di una dialettica parlamentare, l’art. 80 invece si conclude: <Le leggi che autorizzano la ratifica dei trattati relativi all’appartenenza dell’Italia all’Unione Europea sono approvate da entrambe le camere>, quindi anche dal Senato (pseudo)riformato>.
Le norme dei Trattati europei e solo esse sarebbero dunque immodificabili senza il voto del Senato, che, come abbiamo detto, non sarebbe composto di votati e non voterebbe la fiducia, cioè risponderebbe solo al premier e al segretario del partito di maggioranza che nel caso di Renzi coincidono.
Questo significa che solo il sig. Renzi, con la sua riforma, potrebbe legittimamente aspirare a modificare gli odiosi vincoli di Maastricht, ma senza correre il rischio di dibattiti politici tra senatori eletti o, peggio, di voti di sfiducia, che nel nuovo senato non sarebbero neanche ipotizzabili.
Questo significa che il nostro Renzi, che deve la sua carica non al suffragio degli italiani, ma al benestare degli alleati-padroni, ha rassicurato costoro sulla stabilità delle norme fondamentali UE calpestando la sovranità popolare nell’atto fondante della repubblica: la Carta Costituzionale.
L’oligarchia che ci vuole imporre il premier e che non vuole la sua elezione mediante libere consultazioni è in Europa: a Roma ha solo i suoi esecutori.
E per concludere veniamo all’art. 117 che al comma 4 prevede: < Su proposta del governo, la legge dello Stato può intervenire in materie non riservate alla legislazione esclusiva quando lo richieda la tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell’interesse nazionale >.
Può essere sufficiente che la tutela dell’interesse nazionale sia affidata a leggi dello Stato senza alcuna procedura di urgenza, né strumenti amministrativi che possano avere un minimo di efficacia nell’azione dell’esecutivo?
Per questo il nostro No non è un No di conservazione ma di cambiamento: noi vogliamo una riforma vera, affidata ad un’assemblea costituente, in cui, e si tratta solo di un esempio, l’interesse nazionale sia nelle mani sicure di un Presidente che sia eletto dal popolo e quell’interesse sappia farlo proprio senza che gli venga dettata l’agenda dalle consorterie di Bruxelles.
Siamo quindi per una Repubblica Presidenziale che sappia restituire la sovranità al popolo in un quadro di poteri equilibrati e bilanciati che possa coniugare al meglio governabilità e garanzie per le minoranze.